Hai davanti una giornata libera in Val di Fassa e vuoi raggiungere un passo dolomitico con panorama, storia e un itinerario concreto da seguire? Il Passo delle Selle, sulla cresta di Costabella, offre tutto questo senza richiedere tecniche alpinistiche lungo il percorso principale. Qui chiarisco dove si trova, come arrivare dal Passo San Pellegrino, quanto è impegnativa l’escursione, quali varianti meritano davvero e cosa controllare prima di partire.
Un valico storico tra Val San Nicolò e Passo San Pellegrino
- Quota del passo e del rifugio circa 2.530 metri.
- Itinerario classico dal Passo San Pellegrino sul sentiero 604.
- Durata indicativa circa 2 ore in salita e 4 ore per l’escursione completa.
- Difficoltà escursionistica, con terreno sassoso e alcuni tratti ripidi.
- Punto forte il panorama sulle Dolomiti e le testimonianze della Grande Guerra.

Dove si trova davvero e perché i nomi confondono
Il Passo delle Selle si trova in Trentino, nel gruppo della Marmolada, sulla cresta di Costabella. Il valico collega idealmente la Val San Nicolò con l’area del Passo San Pellegrino e si trova a circa 2.530 metri di quota.
La ricerca passo stalle può creare confusione, perché il vero Passo Stalle è un altro valico alpino, situato al confine tra Italia e Austria, tra la Valle di Anterselva e la Defereggental. Non va confuso nemmeno con il più noto Passo Sella, vicino a Canazei e al Sassolungo. Per l’escursione descritta qui, il riferimento corretto è il Passo delle Selle, conosciuto anche attraverso il Rifugio Passo delle Selle o Bergvagabundenhütte.
Io lo considero una meta particolarmente riuscita per chi cerca una montagna autentica ma non vuole affrontare una ferrata impegnativa. Il percorso normale conduce in quota su vecchie mulattiere militari, pascoli aperti e terreno dolomitico, con una destinazione ben riconoscibile.
L’itinerario più equilibrato parte dal Passo San Pellegrino
La partenza più semplice da organizzare è il Passo San Pellegrino, raggiungibile in auto e dotato di parcheggi, anche se nei periodi di maggiore affluenza conviene arrivare presto. Da qui si segue il sentiero 604, inizialmente su mulattiera e strada forestale, poi su terreno più aperto fino al rifugio e al valico.
| Caratteristica | Dato indicativo |
|---|---|
| Partenza | Passo San Pellegrino, circa 1.918 metri |
| Arrivo | Rifugio e Passo delle Selle, circa 2.530 metri |
| Dislivello | Circa 600-630 metri |
| Tempo di salita | Circa 2 ore |
| Difficoltà | E, escursionistica |
| Terreno | Mulattiera, sentiero e fondo sassoso |
Come si svolge la salita
Il primo tratto è generalmente il più rilassante. La mulattiera attraversa i pendii e porta verso Colifon, dove restano visibili gallerie e opere militari della Prima Guerra Mondiale. Da lì la salita diventa più evidente, ma il tracciato rimane leggibile e conduce verso la cresta di Costabella.
Negli ultimi metri il fondo può diventare irregolare e sassoso. Non è un passaggio tecnico in condizioni asciutte, però richiede passo sicuro, soprattutto in discesa o dopo un temporale. Io metterei in conto almeno 4 ore per andata, pausa e ritorno, senza trasformare la gita in una gara contro il cronometro.
La variante verso la Val San Nicolò
Chi vuole costruire un itinerario più completo può scendere verso il Lago delle Selle e proseguire in direzione del Rifugio Taramelli e della Val Monzoni. Questa soluzione aumenta l’impegno e richiede una buona gestione dei tempi, perché non si tratta più di una semplice salita con rientro sullo stesso percorso.
La variante è interessante soprattutto per chi ama attraversare ambienti diversi. Si passa dalla cresta panoramica ai valloni più selvaggi della Val San Nicolò, ma bisogna organizzare bene il rientro e verificare in anticipo i collegamenti disponibili. Con un’auto lasciata al Passo San Pellegrino, il percorso ad anello va valutato con una carta aggiornata, non improvvisato sul posto.
Panorama, trincee e memoria della Grande Guerra
Il valore della zona non sta soltanto nella quota. Lungo la cresta si incontrano trincee, gallerie e postazioni militari che ricordano quanto fosse strategico questo settore durante il primo conflitto mondiale. Camminare qui significa alternare il piacere del paesaggio alla lettura concreta della storia, spesso incisa direttamente nella roccia.
Dalla parte alta lo sguardo si apre verso la Val di Fassa, il gruppo dei Monzoni, il Catinaccio e, con buona visibilità, i rilievi più lontani delle Dolomiti. Il panorama cambia molto in base alle nuvole. A mio avviso, una giornata leggermente variabile può essere più suggestiva di un cielo completamente piatto, ma se la cresta entra nelle nubi il vantaggio paesaggistico si riduce rapidamente.
Il rifugio rappresenta una pausa utile, non solo un punto fotografico. Offre ristoro durante la stagione di apertura e permette di dividere la giornata con un momento di recupero. Prima di partire è però indispensabile controllare apertura, orari e disponibilità, perché in inverno la struttura può rimanere chiusa e le informazioni stagionali cambiano.
Quando andare e quale attrezzatura portare
Il periodo più pratico va dalla tarda primavera all’inizio dell’autunno, ma la situazione reale dipende da neve residua, piogge e apertura degli impianti. In alta quota anche una giornata estiva può diventare fredda e ventosa. Io non partirei mai senza uno strato caldo e una giacca impermeabile, nemmeno con previsioni favorevoli.
- Scarponcini da trekking con suola scolpita, preferibili alle scarpe da ginnastica.
- Acqua e cibo di riserva, perché il rifugio non deve essere considerato l’unico punto di rifornimento.
- Protezione solare, occhiali e cappello, indispensabili sui tratti esposti.
- Cartina offline o traccia GPS, soprattutto per le varianti verso Val Monzoni.
- Bastoncini, utili sul fondo sassoso e nella discesa.
La seggiovia Costabella può ridurre il dislivello in alcune giornate estive, portando gli escursionisti a circa 2.175 metri. È una soluzione comoda, ma non elimina la necessità di controllare gli orari e il calendario di funzionamento. Se l’impianto è fermo, bisogna essere pronti ad affrontare l’intero dislivello dal Passo San Pellegrino.
In inverno o con neve instabile la valutazione cambia completamente. Ciaspole e sci d’alpinismo possono essere adatti solo a persone preparate, con conoscenza del manto nevoso e del rischio valanghe. Per un’escursione ordinaria, io sceglierei un itinerario più basso quando il sentiero estivo non è chiaramente praticabile.
Gli errori che eviterei su questo percorso
Confondere un sentiero escursionistico con un passo stradale
Il Passo delle Selle non è un valico asfaltato da raggiungere in auto o da inserire in un giro su strada come il Passo Pordoi o il Passo Sella. La bici da corsa non è adatta al tratto finale, mentre una mountain bike richiede prudenza e rispetto degli escursionisti. Gran parte dell’esperienza si svolge su sentiero di montagna, non su strada ciclabile.
Sottovalutare la quota
Un dislivello di circa 600 metri può sembrare modesto, ma arrivare oltre i 2.500 metri cambia ritmo e condizioni. Il vento, il sole intenso e il terreno sconnesso aumentano la fatica. Io preferisco mantenere un’andatura regolare, bere prima di avere sete e lasciare margine per il rientro.
Leggi anche: Rifugio Coldai, guida all’escursione tra lago e Civetta
Partire senza un piano alternativo
Nebbia, temporali e sentiero bagnato possono rendere poco piacevole la parte alta. Se il meteo peggiora, la scelta più intelligente è tornare indietro senza insistere per raggiungere il valico. Una buona escursione non si misura dal fatto di arrivare a tutti i costi, ma dal rientro in sicurezza.
La scelta giusta per vivere la cresta di Costabella
Per una prima visita sceglierei il percorso dal Passo San Pellegrino, seguendo il sentiero 604 fino al rifugio e al valico. È la soluzione più leggibile, permette di apprezzare la storia della zona e offre un rapporto equilibrato tra impegno, panorama e durata.
La traversata verso Val San Nicolò e Val Monzoni è più appagante per escursionisti allenati, ma va preparata con cartina, orari e meteo alla mano. In ogni caso, il punto decisivo resta semplice: scarpe adeguate, partenza mattutina e rispetto per una montagna che, oltre alla bellezza, conserva ancora segni molto concreti della sua storia.