Lago Coldai, la guida per arrivare al lago del Civetta

Coppia felice si scatta un selfie con il lago Coldai sullo sfondo, circondato da montagne verdi e un cielo azzurro con nuvole bianche.

Scritto da

Eugenio Ferraro

Pubblicato il

25 giu 2026

Indice

Arrivare davanti al Lago Coldai, a oltre 2.100 metri sotto le pareti del Civetta, richiede un minimo di preparazione ma regala uno dei panorami più intensi delle Dolomiti. In questa guida raccolgo i percorsi più utili, tempi, difficoltà, attrezzatura, stagione consigliata e accorgimenti per organizzare l’escursione senza sottovalutare l’alta quota.

Il lago del Civetta è una meta breve solo sulla carta

  • Quota di circa 2.143 metri, ai piedi del gruppo del Civetta.
  • Il percorso più equilibrato parte da Palafavera e richiede circa 2 ore e 30 minuti in salita.
  • Dal Rifugio Coldai lo specchio d’acqua si raggiunge in appena 10-15 minuti.
  • La difficoltà è generalmente escursionistica, ma terreno roccioso, dislivello e meteo impongono attenzione.
  • Il periodo più affidabile va da fine giugno a settembre, sempre dopo aver controllato neve e apertura dei rifugi.

Un incantevole **lago Coldai** incastonato tra le maestose vette delle Dolomiti, sotto un cielo azzurro solcato da nuvole leggere.

Un piccolo lago con un panorama enorme

Il bacino si trova in Veneto, nel gruppo della Civetta, tra la Val di Zoldo e l’Agordino. È un lago alpino di origine glaciale, raccolto in una conca rocciosa a circa 2.143 metri, con la Torre Coldai e la grande parete del Civetta a fare da sfondo.

Le sue dimensioni non sono imponenti e il livello dell’acqua può cambiare molto tra primavera, estate e autunno. Proprio questa scala raccolta, però, rende il luogo più suggestivo: dopo la salita si passa dalla fatica del sentiero a una riva silenziosa, dove le pareti dolomitiche sembrano chiudere l’orizzonte.

Io lo considero una meta più interessante per l’ambiente che per il lago in senso stretto. La vista sulla parete nord-occidentale del Civetta, soprattutto con luce mattutina o nel tardo pomeriggio, è il vero motivo per cui vale la pena arrivare fin qui.

Come arrivare scegliendo il sentiero giusto

Non esiste un unico accesso. La scelta dipende da quanto vuoi camminare, dal dislivello che preferisci affrontare e dalla possibilità di organizzare un itinerario ad anello.

Partenza Tempo indicativo fino al lago Impegno Per chi è adatta
Palafavera 2 h 30 - 3 h 30 Medio Chi cerca l’accesso più classico e completo
Piani di Pezzè, Alleghe 2 h 15 - 3 h Medio, con tratti ripidi Escursionisti abituati ai sentieri di montagna
Passo Staulanza 3 h circa, secondo la variante Medio e più lungo Chi vuole combinare lago, pascoli e panorami sul Pelmo

Da Palafavera passando per Malga Pioda

È l’itinerario che consiglierei a chi visita la zona per la prima volta. Dal parcheggio si segue inizialmente una strada forestale verso Malga Pioda, intorno ai 1.800 metri, poi il sentiero diventa più ripido e sale al Rifugio Coldai, posto a circa 2.132 metri.

Dal rifugio la deviazione verso la Forcella Coldai è breve. Superato il valico, il lago appare quasi all’improvviso, con il Civetta che domina la scena. Considerando andata e ritorno, dislivello vicino ai 650-700 metri e soste fotografiche, metterei in conto 5-6 ore complessive.

Da Piani di Pezzè e Alleghe

Questo accesso permette di partire dalla conca di Alleghe e attraversare un ambiente più vario, tra bosco, pascoli e terreno d’alta quota. Il dislivello è significativo e alcuni tratti possono risultare faticosi, soprattutto quando il sentiero prende quota verso la forcella.

La relazione del percorso può riportare difficoltà E o EE in base alla variante e alle condizioni. Non significa che servano tecniche alpinistiche, ma che occorrono passo sicuro, scarponi adeguati e una buona gestione della fatica.

Leggi anche: Lago di Canterno tra natura, bici e storia del lago fantasma

Da Passo Staulanza

Partire dal passo è una scelta interessante per chi vuole inserire la gita in un itinerario più ampio, magari collegandola ai panorami del Pelmo o a una tappa dell’Alta Via delle Dolomiti. Il percorso è più lungo e può arrivare a circa 14-15 chilometri tra andata e ritorno, con quasi 700 metri di dislivello in alcune varianti.

Il vantaggio è la varietà del paesaggio. Lo svantaggio è evidente quando il meteo peggiora o si parte tardi: il tempo totale può salire facilmente a 6-7 ore. Per questo non lo sceglierei come prima escursione della vacanza se non hai già esperienza su distanze simili.

Tempi, difficoltà e attrezzatura da portare

Il tratto fino al rifugio non va confuso con una passeggiata pianeggiante. Il sentiero alterna sterrato, radici, fondo sassoso e pendenze sostenute. In estate è generalmente accessibile a escursionisti con allenamento normale, ma il dislivello si fa sentire soprattutto nell’ultima parte.

Per una giornata asciutta e stabile bastano un equipaggiamento da trekking ben scelto e un po’ di buon senso. Io porterei sempre:

  • scarponi con suola scolpita, non semplici scarpe da ginnastica;
  • uno strato caldo e una giacca impermeabile, anche con cielo sereno;
  • almeno 1,5-2 litri d’acqua a persona;
  • bastoncini, utili soprattutto nella discesa su terreno irregolare;
  • mappa offline o traccia GPS, senza affidarsi completamente alla copertura telefonica;
  • protezione solare, cappello e occhiali, perché sopra il limite del bosco il sole si fa sentire.

Il rifugio può essere un punto di appoggio, ma non lo considererei una garanzia assoluta. Orari, posti disponibili e servizi cambiano in base alla stagione, quindi nel 2026 conviene verificare apertura e condizioni poco prima della partenza.

Quando andare e quali condizioni controllare

Il periodo più semplice va da fine giugno a settembre, ma la data non basta per decidere. Dopo inverni nevosi, alcuni tratti ombreggiati possono restare coperti o ghiacciati anche all’inizio dell’estate, mentre a settembre le giornate si accorciano rapidamente.

Prima di partire controllerei tre cose. La prima è il bollettino meteorologico locale, con particolare attenzione a temporali e vento. La seconda è lo stato del sentiero, soprattutto se vuoi affrontare una variante più alta. La terza riguarda parcheggi, impianti e rifugi, che possono avere orari stagionali.

Il temporale pomeridiano è uno degli errori più comuni sulle Dolomiti. Partire presto non serve solo a camminare con temperature migliori, ma lascia anche un margine concreto per rientrare prima che il terreno diventi scivoloso e l’esposizione aumenti.

Cosa vedere oltre la riva

La visita non deve necessariamente finire al lago. Dal Rifugio Coldai puoi proseguire lungo il tracciato dell’Alta Via 1 verso la zona del Civetta, con continui saliscendi e viste molto aperte sulla parete rocciosa.

Un’estensione popolare porta verso il Rifugio Tissi, a circa 2.250 metri. È però una scelta da valutare con attenzione, perché aggiunge tempo, dislivello e tratti più esposti. Se parti da valle, trasformare una gita al lago in un lungo giro del Civetta può diventare impegnativo più rapidamente di quanto suggeriscano le mappe.

Chi ama la bicicletta può raggiungere in bici le strade della Val di Zoldo o Passo Staulanza e poi proseguire a piedi. Il sentiero finale non è un itinerario da mountain bike improvvisato: conviene lasciare la bici a valle e considerare il tratto al lago come una vera escursione.

Gli errori che rovinano una giornata bellissima

Il primo è partire pensando che la quota del lago renda il percorso “facile perché breve”. La distanza può sembrare contenuta, ma 700 metri di dislivello e fondo irregolare richiedono più energia di una normale passeggiata.

Il secondo è arrivare senza acqua o con abbigliamento leggero. In montagna il vento può abbassare rapidamente la temperatura, mentre il sole riflesso sulle rocce aumenta il rischio di disidratazione.

Il terzo consiste nel cercare di fare il bagno. L’acqua è fredda, l’ambiente è delicato e la riva non è attrezzata. Meglio fermarsi, fotografare senza invadere gli spazi naturali e riportare a valle ogni rifiuto.

Infine, eviterei di seguire tracce non verificate solo per abbreviare il giro. Tra ghiaioni, nevai residui e deviazioni poco evidenti, una scorciatoia può diventare il punto più problematico dell’intera escursione.

Il momento in cui il Lago Coldai dà il meglio di sé

Per godermelo davvero sceglierei una partenza mattutina, con arrivo prima dell’affollamento centrale. La luce è spesso più pulita, il sentiero è più fresco e resta tempo per allungare il percorso oppure fermarsi al rifugio senza correre.

La combinazione più equilibrata è Palafavera, Rifugio Coldai e lago, con eventuale deviazione panoramica solo se le gambe e il meteo lo permettono. È una gita che premia la preparazione più della velocità: scarpe giuste, partenza presto e un piano realistico fanno la differenza tra una giornata memorabile e un rientro faticoso.

Questo articolo ha carattere esclusivamente informativo ed educativo. Il materiale è stato elaborato con il supporto di moderni strumenti analitici e linguistici (IA). Prima di prendere una decisione, consulta un esperto.

Domande frequenti

L’itinerario da Palafavera passando per Malga Pioda è il più consigliato per la prima visita. Richiede circa 2 ore e 30 minuti-3 ore e 30 minuti in salita, con 650-700 metri di dislivello e 5-6 ore complessive considerando il ritorno e le soste.

Da Piani di Pezzè, ad Alleghe, servono circa 2 ore e 15 minuti-3 ore, con tratti ripidi e difficoltà E o EE in base alla variante. Da Passo Staulanza il percorso è più lungo, può raggiungere 14-15 chilometri complessivi e richiedere 6-7 ore.

Sono consigliati scarponi con suola scolpita, uno strato caldo, una giacca impermeabile e 1,5-2 litri d’acqua a persona. Bastoncini, mappa offline o GPS, protezione solare, cappello e occhiali sono utili, soprattutto oltre il limite del bosco.

Il periodo generalmente più affidabile va da fine giugno a settembre, ma bisogna verificare neve e ghiaccio residui. Prima della partenza controlla bollettino meteo, stato del sentiero, parcheggi, impianti e apertura del Rifugio Coldai.

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civetta alta quota rifugi alpini escursionismo

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Eugenio Ferraro

Eugenio Ferraro

Mi chiamo Eugenio Ferraro e da 4 anni mi dedico con entusiasmo a esplorare il mondo del ciclismo, dell'outdoor e dei viaggi d'avventura. La mia passione per questi temi nasce dal desiderio di condividere esperienze autentiche e di rendere accessibili a tutti le meraviglie che si scoprono pedalando su sentieri inesplorati o avventurandosi in terre lontane. Qui su ceepo.it, mi impegno a raccontare storie, a fornire guide pratiche e a semplificare concetti complessi, sempre con un occhio di riguardo per l'accuratezza e l'aggiornamento delle informazioni. Il mio obiettivo è offrire contenuti utili e comprensibili, frutto di ricerca e confronto, per ispirare e accompagnare chiunque desideri vivere al meglio le proprie avventure.

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