Raggiungere il lago di Antermoia significa affrontare una vera escursione d’alta quota, non una passeggiata panoramica. In questa guida chiarisco dove si trova, quali itinerari scegliere dalla Val di Fassa, quanto tempo serve, come prepararsi e quali condizioni possono rendere il percorso più impegnativo del previsto.
I dati da avere chiari prima di partire
- Quota circa 2.500 metri, nel gruppo del Catinaccio.
- Accesso soltanto a piedi fino alla conca del lago.
- Itinerario più equilibrato da Campitello di Fassa attraverso la Val Duron.
- Impegno escursionistico, con 1.000 metri o più di dislivello secondo la partenza.
- Periodo consigliato da luglio a settembre, sempre controllando neve e apertura dei rifugi.

Dove si trova e perché è così speciale
Il lago si trova nel Vallon d’Antermoia, nella parte alta della Val di Fassa, ai piedi del Catinaccio d’Antermoia. È una conca severa e spettacolare, circondata da pietraie, pareti dolomitiche e passi oltre i 2.500 metri. Il vicino Rifugio Antermoia sorge a circa 2.496 metri, a pochi minuti dalle sponde.
Lo specchio d’acqua ha origine glaciale ed è alimentato soprattutto dallo scioglimento della neve e da sorgenti sotterranee. Questo spiega perché il suo aspetto può cambiare molto durante l’anno. A inizio stagione si può trovare ancora ghiaccio, mentre dopo periodi caldi il livello dell’acqua può apparire più basso del previsto.
La forma raccolta e il contrasto tra l’acqua e la roccia chiara rendono il luogo memorabile, ma il vero valore dell’escursione sta nell’ambiente che lo precede. Io non lo considererei una semplice destinazione fotografica: il paesaggio cambia continuamente tra pascoli, boschi, valichi e terreno minerale.
Quale itinerario scegliere per arrivare al lago
Non esiste una strada diretta né un impianto che porti fino alla conca. I sentieri partono da più località della Val di Fassa e richiedono una buona pianificazione. La scelta più pratica dipende dalla lunghezza che vuoi affrontare, dal dislivello e dalla tua esperienza su terreno roccioso.
| Partenza | Itinerario | Tempo indicativo | Difficoltà |
|---|---|---|---|
| Campitello di Fassa | Val Duron, Passo delle Ciaregole, Passo di Dona, Rifugio Antermoia | Circa 4 ore e 30 minuti fino al rifugio | E |
| Fontanazzo | Val de Dona e Passo di Dona | Circa 4 ore | E |
| Mazzin | Val Udai e Passo di Dona | Circa 3 ore e 30 minuti | E |
| Gardeccia | Sentiero delle Scalette, Passo di Lausa e vallone d’Antermoia | Circa 3 ore e 30 minuti | EEA in alcuni tratti |
La soluzione più equilibrata da Campitello
Da Campitello si può raggiungere la Val Duron a piedi oppure utilizzare, quando disponibile, il servizio navetta estivo fino al Rifugio Micheluzzi. Da qui il percorso passa per il Passo delle Ciaregole e il Passo di Dona, prima di entrare nella conca del lago.
La scheda di Fassa.com indica circa 9,5 chilometri e 1.129 metri di dislivello in salita per la tratta da Campitello, con quasi cinque ore di cammino in una sola direzione. Per il ritorno bisogna quindi mettere in conto una giornata lunga, spesso tra le 9 e le 10 ore complessive, in base alle soste e al passo.
È la variante che sceglierei per una prima visita se hai un buon allenamento. La Val Duron rende l’avvicinamento piacevole e progressivo, mentre il Passo di Dona fa capire chiaramente che si sta entrando in un ambiente d’alta montagna.
Le alternative da Mazzin e Fontanazzo
Da Mazzin la salita attraverso la Val Udai è più diretta e consente di arrivare al rifugio in circa 3 ore e 30 minuti. Il vantaggio è una giornata più compatta, ma il percorso sale con decisione e offre meno margine per improvvisare.
Fontanazzo conduce invece verso la Val de Dona. È una scelta interessante per chi vuole evitare il tratto iniziale della Val Duron, ma anche in questo caso la distanza e il dislivello la rendono un’escursione completa, non un accesso rapido al lago.
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Il percorso da Gardeccia
La variante da Gardeccia passa per il Sentiero delle Scalette e il Passo di Lausa. Alcuni tratti sono attrezzati e la classificazione può arrivare a EEA, cioè escursionisti esperti con adeguata preparazione e attrezzatura.
È un itinerario più tecnico e non lo consiglierei come prima scelta a chi non ha familiarità con roccia, passaggi esposti o cambiamenti improvvisi del fondo. Il panorama è magnifico, ma la bellezza non riduce la difficoltà.
Come preparare l’escursione in alta quota
Il Rifugio Antermoia indica accessi di difficoltà E, escursionistica, ma questa classificazione non significa che il percorso sia facile per tutti. La quota, la lunghezza e i passi da superare possono rendere faticosa anche una giornata senza passaggi alpinistici.
Io partirei con scarponi dalla suola rigida e ben scolpita, abbigliamento a strati, guscio impermeabile, berretto e guanti leggeri. In quota il vento può cambiare rapidamente la percezione della temperatura, anche quando in valle si cammina in maglietta.
- Porta almeno 1,5 litri d’acqua a persona, aumentando la scorta nelle giornate calde.
- Usa una mappa escursionistica oltre alla traccia GPS.
- Metti nello zaino una lampada frontale, un kit di primo soccorso e una batteria di riserva.
- Prevedi cibo sufficiente anche se pensi di mangiare al rifugio.
- Controlla il meteo e lo stato dei sentieri prima di partire.
Il rifugio può essere un ottimo punto di appoggio, ma non va trattato come una certezza automatica. Aperture, servizi e disponibilità cambiano durante la stagione. La SAT pubblica le informazioni sui rifugi, mentre per l’ultimo aggiornamento conviene contattare direttamente la struttura.
Quando andare e quanto incide la stagione
Il periodo più affidabile va in genere da luglio a settembre, quando i passi principali sono normalmente più accessibili. Giugno e ottobre possono regalare maggiore tranquillità, ma neve residua, ghiaccio e giornate brevi aumentano il margine di rischio.
In estate partire presto fa una differenza concreta. Permette di affrontare i tratti più esposti al sole con temperature più basse e lascia più tempo per rientrare prima dei temporali pomeridiani. Io eviterei di programmare l’arrivo al lago come ultimo obiettivo della giornata, soprattutto se il ritorno segue lo stesso itinerario.
Dopo una nevicata recente, anche un sentiero classificato E può diventare molto più delicato. Nei pressi dei passi bisogna valutare appoggi scivolosi, cornici di neve e visibilità ridotta. Se le condizioni non sono chiare, una guida alpina o un accompagnatore di media montagna può trasformare una giornata incerta in un’escursione gestibile.
Cosa evitare per godersi davvero il lago
L’errore più comune è sottovalutare la distanza. Le immagini del lago fanno pensare a una meta isolata ma vicina, mentre i principali accessi richiedono diverse ore di salita. Presentarsi con scarpe leggere e una borraccia quasi vuota è il modo più semplice per rovinare l’esperienza.
Un altro problema nasce dal seguire una traccia GPS senza leggere il territorio. In caso di nebbia o neve, una linea sul telefono non sostituisce i segnavia, la carta e la capacità di riconoscere un passo o una deviazione. Nei punti in cui il sentiero si divide, fermarsi due minuti vale molto più che recuperare la direzione dopo un’ora.
La mountain bike può essere utile per avvicinarsi alla Val Duron, dove alcuni tratti sono accessibili in bici secondo la stagione e le regole locali. Non considererei però il percorso fino al lago come una normale uscita MTB: il tratto finale appartiene all’escursionismo d’alta quota e richiede di lasciare la bici prima dei passaggi più impervi.
Infine, eviterei di entrare in acqua o di avvicinarsi troppo alle rive fangose. Il lago è un ambiente delicato e poco adatto al bagno. Portare via i propri rifiuti, restare sul sentiero e non improvvisare bivacchi sono gesti semplici che proteggono un luogo già sottoposto a forte pressione estiva.
La scelta giusta dipende dal tipo di giornata che vuoi vivere
Per una prima esperienza, sceglierei Campitello e la Val Duron, con partenza molto presto e un piano realistico per il ritorno. Mazzin e Fontanazzo sono valide alternative per chi conosce già la valle, mentre Gardeccia e il Sentiero delle Scalette sono più adatti a escursionisti esperti.
Il lago ripaga la fatica soprattutto quando lo si raggiunge senza fretta. La quota, la luce sulle pareti del Catinaccio e il silenzio della conca rendono questa una delle escursioni più complete della Val di Fassa, a patto di rispettare tempi, meteo e limiti personali.