Raggiungere il bivacco Paolo e Nicola significa entrare nel cuore selvaggio del Lagorai, tra laghetti alpini, ghiaioni e panorami aperti sulla Val di Fiemme. In questa guida raccolgo le informazioni che servono davvero per organizzare l’escursione: posizione, accessi, tempi, dotazioni, acqua, itinerari collegati e limiti da considerare prima di partire.
Un punto d’appoggio essenziale sulla Forcella di Valmaggiore
- Quota di circa 2.180 metri nel gruppo del Lagorai, sopra Predazzo.
- L’accesso più breve parte da Malga Val Maggiore e segue il sentiero 335.
- Il dislivello è di circa 560 metri, con un tempo medio tra 1 ora e 30 e 2 ore.
- È un bivacco non gestito, sempre aperto ma senza prenotazione o servizio di ristorazione.
- Dispone di tavolato, panche e stufa economica; l’acqua si trova all’esterno e può essere stagionale.

Dove si trova e perché merita la salita
La struttura sorge sulla Forcella di Valmaggiore, a circa 2.180 metri, nel territorio di Predazzo e in posizione panoramica tra Val di Fiemme e Lagorai. Il paesaggio cambia rapidamente durante la salita: dal bosco si passa ai laghetti di Valmaggiore, poi a un ambiente più aperto e roccioso.
Il bivacco fu costruito nel 1974 in memoria di due giovani di Predazzo, Paolo e Nicola, morti sul Gruppo del Sella il 30 giugno dello stesso anno. La struttura è stata ricostruita nel 2011 dai volontari del CTG Lusia, mantenendo il carattere semplice di un vero punto d’appoggio alpino.
Nei dintorni si incontrano anche resti e postazioni della Prima guerra mondiale. È un dettaglio che spesso passa in secondo piano rispetto al panorama, ma rende l’escursione più interessante e aiuta a leggere la montagna come ambiente naturale e luogo di memoria.
Come arrivare da Malga Val Maggiore
L’itinerario più diretto
Da Predazzo si sale verso la Val Maggiore passando dalla zona del ristorante Miola. La strada prosegue fino a Malga Val Maggiore, generalmente indicata a una quota compresa tra 1.600 e 1.620 metri, dove si lascia l’auto negli spazi consentiti.
Da qui si prende il sentiero 335. Il percorso attraversa il bosco e raggiunge un’area con piccoli laghi, quindi diventa più ripido e sassoso. L’ultimo tratto è quello che richiede più attenzione, soprattutto con terreno bagnato, zaino pesante o neve residua.
Le indicazioni disponibili riportano tempi diversi, da circa 1 ora e 30 fino a 3 ore. Per una pianificazione realistica considero 2 ore di salita, lasciando margine per pause, condizioni del fondo e orientamento. Chi cammina con bambini, cani o poca abitudine ai sentieri di montagna dovrebbe prevedere più tempo.
L’accesso dalla Val Vanoi
Il bivacco può essere raggiunto anche dalla zona di Caoria e del Rifugio Refavaie, in Val Vanoi. Questo itinerario è sensibilmente più lungo e impegnativo, con un dislivello che può superare i 1.000 metri, ma si inserisce bene in traversate del Lagorai e percorsi ad anello.
Io sceglierei l’accesso dalla Val di Fiemme per una prima visita o per una notte semplice in quota. La partenza da Refavaie ha invece senso per escursionisti allenati che vogliono trasformare il bivacco in una tappa di un itinerario più ampio.
Cosa offre davvero il bivacco
Non bisogna confonderlo con un rifugio alpino. Il bivacco è non gestito, non offre pasti, docce, reception o un sistema di prenotazione. Si tratta di una piccola struttura destinata a chi arriva preparato e sa condividere spazi e responsabilità.
All’interno sono segnalati posti letto su tavolato, panche, tavolo e una stufa economica. Le schede online non sono del tutto uniformi sul numero di posti, che viene indicato tra 6 e 9. Per questo partirei dal presupposto più prudente, cioè che i posti possano esaurirsi nei fine settimana estivi.
Servono quindi sacco a pelo, materassino personale, cibo e illuminazione. Anche se sono presenti materassi o brandine, non farei affidamento su coperte, biancheria o condizioni igieniche paragonabili a quelle di un rifugio custodito.
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Acqua e uso della stufa
La fonte si trova all’esterno, a circa 200 metri dal bivacco in direzione della Val Fossenica. Alcune descrizioni indicano un tempo di pochi minuti, altre circa un quarto d’ora, perché la distanza effettiva può dipendere dal punto di presa e dalle condizioni del terreno.
La disponibilità dell’acqua può cambiare con la stagione. Io porterei sempre una riserva sufficiente per salita, cena e colazione, usando l’acqua della fonte solo dopo averne verificato il flusso e, se necessario, averla trattata con filtro o pastiglie.
La stufa è utile nelle giornate fredde, ma richiede prudenza. Bisogna usare legna asciutta, lasciare l’ambiente ventilato e non accenderla se la canna fumaria o il focolare sembrano danneggiati. Lasciare il bivacco senza legna per chi arriva dopo è una delle mancanze più fastidiose che si possano commettere in quota.
Escursioni e traversate da collegare
La posizione sulla forcella rende il bivacco interessante anche come base per itinerari più lunghi. La meta più naturale è Cima di Cece, che raggiunge i 2.754 metri e richiede all’incirca due ore, con difficoltà indicata come escursionistica.
| Meta o collegamento | Quota | Impegno indicativo | Perché sceglierlo |
|---|---|---|---|
| Cima di Cece | 2.754 m | Circa 2 ore, E | È la salita più significativa nei pressi del bivacco e offre ampi panorami. |
| Cima di Valmaggiore | 2.479 m | Circa 1 ora, EE | Breve ma più tecnica, adatta solo con buona sicurezza sul terreno. |
| Coltorondo | 2.535 m | Circa 2 ore, E | Una variante panoramica per ampliare l’escursione. |
| Rifugio Cauriol | Collegamento sul sentiero 349 | Circa 4 ore e 30, EE | Permette di entrare in una traversata più lunga tra laghi e forcelle. |
| Bivacco Aldo Moro | Collegamento sul sentiero 349 | Circa 4 ore, EE | È una tappa naturale per chi percorre sezioni della Translagorai. |
Il tratto verso il Rifugio Cauriol passa dalla Forcella Moregna, dal Lago Brutto e dalla Forcella Coldosè. È un itinerario di grande soddisfazione, ma non lo improvviserei come semplice passeggiata dopo una notte al bivacco: la classificazione EE indica passaggi più impegnativi e una maggiore necessità di orientamento.
Per i percorsi di zona utilizzerei una carta escursionistica aggiornata, come la Tabacco 014, insieme a una traccia GPS offline. Il telefono aiuta, ma in caso di batteria scarica, nuvole basse o segnale assente la carta resta lo strumento più affidabile.
Quando andare e quale attrezzatura portare
La struttura risulta aperta tutto l’anno, ma questo non significa che l’accesso sia sempre semplice. In estate il sentiero è generalmente più leggibile, mentre in primavera, autunno e inverno neve, ghiaccio e valanghe possono trasformare una salita escursionistica in un itinerario alpinistico.
Per una giornata estiva porterei scarponi con suola scolpita, bastoncini, guscio impermeabile, pile leggero, cappello, guanti sottili, frontale, kit di primo soccorso e almeno 1,5-2 litri d’acqua a persona. La quota e l’esposizione rendono il meteo molto più importante della temperatura di partenza a valle.
- Sacco a pelo e materassino anche se risultano presenti posti letto.
- Power bank e mappa offline per affrontare l’assenza di rete o prese elettriche.
- Cibo pronto per almeno un pasto aggiuntivo, in caso di ritardo.
- Filtro o trattamento per l’acqua della fonte.
- Ramponcini o ramponi e ciaspole solo dopo aver valutato neve, pendenza e bollettino locale.
In inverno non mi affiderei a una vecchia traccia estiva. Servono esperienza su neve, controllo del bollettino valanghe e capacità di rinunciare senza esitazioni. Il tratto ripido sopra i laghetti può diventare il punto più delicato dell’intero itinerario.
Le regole che fanno la differenza in un bivacco non gestito
Il bivacco vive grazie al comportamento di chi lo utilizza. Si entra, si sistema il proprio equipaggiamento senza occupare più spazio del necessario, si pulisce la stufa e si lascia tutto in condizioni migliori di come lo si è trovato.
Non è possibile contare sulla disponibilità di un letto, soprattutto nei weekend e nei periodi di alta stagione. Se il locale è pieno, bisogna avere un piano alternativo e non considerare il bivacco come una prenotazione garantita.
La tenda può essere una soluzione di emergenza o un’alternativa, ma va verificata la normativa locale sul campeggio e sul bivacco temporaneo. Anche con un cane il percorso è possibile, purché l’animale sia allenato al terreno pietroso e si portino acqua e cibo adeguati.
La cosa che personalmente considero più importante è non lasciare rifiuti, cibo deteriorabile o legna bagnata. Un luogo così essenziale funziona solo se ogni escursionista si comporta come se dovesse essere lui, il giorno dopo, a trovare il bivacco in ordine.
Una scelta precisa per chi cerca montagna autonoma
Il bivacco sulla Forcella di Valmaggiore è una meta adatta a chi vuole vivere il Lagorai con un buon margine di autonomia, non a chi cerca i servizi di un rifugio. L’accesso da Malga Val Maggiore è relativamente breve, ma la quota, il fondo sassoso e l’assenza di gestione richiedono preparazione.
Prima di partire controllerei sempre meteo, condizioni del sentiero, viabilità verso Malga Val Maggiore e disponibilità dell’acqua. Con uno zaino leggero ma completo, una partenza mattutina e un itinerario proporzionato alle proprie capacità, questa piccola struttura diventa un punto di appoggio eccellente per scoprire una delle zone più integre del Trentino.