Affrontare il Mont Ventoux in bicicletta significa scegliere con attenzione il versante, leggere bene il profilo altimetrico e prepararsi a condizioni molto diverse tra valle e vetta. Qui raccolgo le tre salite principali, le distanze, i dislivelli, gli itinerari più interessanti e le indicazioni pratiche per arrivare ai 1.910 metri del Géant de Provence con un piano realistico.
Le informazioni essenziali per scegliere il versante giusto
- Bédoin è la salita più celebre e una delle più impegnative, con circa 21-22 km e 1.600 metri di dislivello.
- Malaucène ha una difficoltà simile, ma un andamento più irregolare e rampe che cambiano spesso intensità.
- Sault è il versante più accessibile, lungo circa 25,5 km con 1.210 metri di dislivello.
- Il tratto da Chalet Reynard alla vetta è condiviso da Bédoin e Sault e misura circa 6 km.
- In estate servono partenza mattutina, due borracce e abbigliamento antivento per la discesa.

Le tre salite del Mont Ventoux a confronto
Le strade che portano in cima sono tre, ma propongono esperienze molto diverse. I numeri possono cambiare leggermente secondo il punto esatto di partenza e il dispositivo GPS, quindi considero più utile ragionare su ordine di difficoltà e andamento della pendenza che inseguire il singolo chilometro.
| Versante | Distanza | Dislivello positivo | Pendenza media | Caratteristica principale |
|---|---|---|---|---|
| Bédoin | 21-22 km | Circa 1.600 m | Circa 7,5% | Salita iconica, dura nel bosco e molto esposta nel finale |
| Malaucène | Circa 21 km | 1.530-1.575 m | Circa 7,3% | Pendenza irregolare e rampe brevi ma impegnative |
| Sault | 25,5-26 km | 1.210-1.220 m | Circa 4,7-5% | Versante più graduale, con finale comune a Bédoin |
Bédoin, il versante simbolo
Da Bédoin la strada sale inizialmente tra vigneti e pendii relativamente regolari. Il cambio di ritmo arriva verso Saint-Estève, quando si entra nel bosco e la pendenza diventa più costante. Qui molti ciclisti commettono l’errore di lasciarsi prendere dall’entusiasmo nei primi chilometri, pagando il conto molto prima di Chalet Reynard.
Dopo il rifugio restano circa 6 km completamente esposti, con rocce chiare, vento e pochissima protezione. È il tratto che rende questa salita così famosa e anche così difficile. La considero la scelta migliore per chi vuole misurarsi con il versante storico delle grandi corse, ma non la consiglierei come prima salita alpina a chi non ha ancora affrontato almeno 1.000 metri di dislivello in modo continuo.
Malaucène, più irregolare di quanto sembri
La salita da Malaucène parte dal versante nord e raggiunge il settore del Mont Serein. La pendenza media è simile a quella di Bédoin, ma il ritmo cambia più volte. Si alternano tratti sostenuti, brevi alleggerimenti e rampe che possono avvicinarsi al 12-13%.
Questo profilo può essere un vantaggio per chi sa rilanciare dopo una variazione di pendenza, mentre diventa scomodo per chi preferisce un ritmo uniforme. Personalmente la trovo meno leggibile di Bédoin: il ciclista deve controllare spesso lo sforzo e non fidarsi troppo della sensazione di recupero offerta dai tratti più facili.
Sault, la porta d’ingresso più equilibrata
Da Sault la salita è più lunga, ma il dislivello è sensibilmente inferiore. I primi circa 20 km permettono di costruire la giornata con calma, spesso su pendenze moderate e in un ambiente caratterizzato da altopiani e campi di lavanda.
La difficoltà aumenta quando la strada raggiunge Chalet Reynard e si unisce al percorso proveniente da Bédoin. Gli ultimi 6 km non sono una passeggiata, ma arrivarci con le gambe ancora fresche cambia completamente la percezione dello sforzo. Per una prima esperienza, sceglierei Sault senza esitazioni, soprattutto se l’obiettivo è godersi la montagna e non solo completare una prova di forza.
Quale itinerario scegliere in base al proprio obiettivo
La scelta del versante dovrebbe dipendere dal tipo di giornata che vuoi vivere. Una salita secca verso la vetta è la soluzione più semplice da organizzare, mentre un giro ad anello aggiunge chilometri, paesaggio e difficoltà nella gestione delle energie.
Prima salita e obiettivo vetta
Per una prima volta suggerisco di partire da Sault, salire al colle e rientrare dallo stesso versante. Il percorso misura poco più di 50 km tra andata e ritorno, ma il dislivello resta impegnativo e consente di concentrarsi sulla salita senza aggiungere collegamenti complessi.
Se la condizione fisica è già buona e vuoi affrontare il versante più famoso, puoi partire da Bédoin. In questo caso il giro di andata e ritorno supera i 40 km, ma comprende circa 1.600 metri di dislivello positivo. Il vero obiettivo non dovrebbe essere il tempo, bensì arrivare all’ultimo tratto con una cadenza ancora controllabile.
Il giro panoramico attraverso le Gorges de la Nesque
Una delle combinazioni più belle parte da Bédoin, passa da Villes-sur-Auzon e attraversa le Gorges de la Nesque prima di raggiungere Sault. Da qui si affronta il Ventoux sul versante più graduale e si rientra verso Bédoin dopo la discesa.
È un itinerario da programmare per una giornata intera. La gola offre panorami spettacolari, ma non va confusa con un tratto facile: aggiunge chilometri e una salita costante prima dell’ascesa finale. Lo sceglierei quando il piacere del viaggio conta quanto la vetta, non quando si vuole semplicemente stabilire un tempo personale.
Il Tour du Ventoux alla base del massiccio
Il giro completo attorno al massiccio misura circa 117-120 km e presenta approssimativamente 1.900 metri di dislivello, senza obbligare a raggiungere la vetta. Passa per Bédoin, Sault e Malaucène, attraversando vigneti, villaggi, gole e strade secondarie.
È una buona alternativa per chi vuole conoscere il territorio senza affrontare la salita integrale. La traccia ufficiale è generalmente disponibile in formato GPX, utile per seguire il percorso sul ciclocomputer e ridurre le soste agli incroci.
Come leggere la mappa e organizzare la traccia
Una mappa efficace dovrebbe mostrare non solo la vetta, ma anche il punto di partenza, Chalet Reynard, le principali fonti di rifornimento e le vie di rientro. Prima di partire controllo sempre il profilo altimetrico e distinguo i chilometri di avvicinamento dalla salita vera e propria.
- Per Bédoin, evidenzia Saint-Estève e Chalet Reynard come punti di controllo.
- Per Malaucène, osserva le variazioni di pendenza e non soltanto la media complessiva.
- Per Sault, segnala il punto in cui il percorso si ricongiunge alla strada di Bédoin.
- Imposta una mappa offline, perché la copertura telefonica può essere discontinua nelle zone più alte.
- Salva una seconda traccia di rientro nel caso il vento, il freddo o la stanchezza rendano prudente interrompere la salita.
Il GPS è utile, ma non deve sostituire la segnaletica e il buon senso. La strada è condivisa con automobili e motocicli, quindi nelle discese mantengo una velocità che mi permetta di frenare in anticipo e non taglio mai le curve cieche.
Preparazione, rapporti e condizioni della montagna
Per affrontare il Ventoux non serve necessariamente una bicicletta speciale, ma serve un rapporto agile. Su una bici da strada sceglierei almeno una guarnitura compatta 34 denti davanti abbinata a un pignone da 32 o 34. Il rapporto 34x32 permette di pedalare con meno forza a ogni colpo, una differenza concreta quando la strada resta sopra l’8% per diversi chilometri.
Porterei due borracce, gel o barrette per almeno 3-4 ore di autonomia e una pompa affidabile. I servizi possono essere stagionali e non è prudente contare su un unico punto d’acqua, soprattutto partendo presto o affrontando la salita fuori dai periodi più frequentati.
Il vento conta quanto la pendenza
In vetta il clima può cambiare rapidamente. Anche con temperature elevate in valle, gli ultimi chilometri possono risultare freddi per effetto del vento. Un gilet antivento, manicotti e guanti leggeri pesano poco e migliorano molto la discesa.
La strada sommitale può essere chiusa nei mesi freddi, spesso da metà novembre fino alla primavera, con variazioni legate a neve, ghiaccio e lavori. Prima della partenza verifico sempre l’apertura del colle, il meteo in quota e le eventuali restrizioni locali. Una salita iniziata con il sole non garantisce condizioni sicure sulla cima.
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Gestire lo sforzo senza bruciarsi
Nei primi chilometri è facile pedalare troppo forte perché la strada sembra ancora semplice. La mia regola è mantenere un’intensità che permetta di parlare a frasi brevi fino all’ingresso nel bosco, poi ridurre il rapporto e accettare una velocità più bassa.
Se la cadenza scende troppo e inizi a spingere sui pedali con il busto rigido, conviene rallentare subito. Fermarsi qualche minuto a Chalet Reynard può avere senso, mentre accumulare soste brevi e disordinate nella parte più dura spesso fa perdere più energie di una pausa pianificata.
La scelta più sensata per la tua prima giornata
Per un ciclista allenato ma alla prima esperienza sceglierei Sault, con partenza presto e rientro dallo stesso versante. Chi cerca la salita più iconica può optare per Bédoin, purché abbia già una buona base di resistenza e rapporti abbastanza agili.
Malaucène è la scelta ideale per chi ama un’ascesa più nervosa e meno prevedibile. In ogni caso, il Mont Ventoux non si decide nei primi 10 km: la giornata riesce quando arrivi al tratto finale con riserve sufficienti, abbigliamento adatto e una traccia di rientro già pronta.