Affrontare il cammino del Gran Sasso significa attraversare in circa 61 km la Piana di Campo Imperatore, antichi borghi e paesaggi d’alta quota fino a chiudere un anello a Fonte Cerreto. Qui trovi una lettura pratica dell’itinerario, con tappe, dislivelli, punti d’acqua, mappe, tracce GPX, pernottamenti e accorgimenti per scegliere il periodo giusto senza sottovalutare la montagna.
La traccia essenziale per organizzare il viaggio
- 61 km circa divisi in 5 tappe, percorribili normalmente in 4 o 5 giorni.
- Partenza ufficiale a Campo Imperatore, raggiungibile da Fonte Cerreto con la funivia.
- Le tappe più impegnative sono la prima e l’ultima, soprattutto per lunghezza, esposizione e discesa finale.
- La mappa interattiva e i file GPX sono indispensabili, perché la copertura telefonica non è continua.
- Da maggio a metà luglio e da settembre a inizio novembre trovi in genere le condizioni più equilibrate.

Come si legge il percorso e dove passa la mappa
Il tracciato si sviluppa sul versante aquilano del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. Parte dal piazzale di Campo Imperatore, a circa 2.100 metri di quota, scende verso Castel del Monte, passa da Calascio, Santo Stefano di Sessanio e Barisciano, poi ritorna a Fonte Cerreto.
La definizione di percorso ad anello può creare un piccolo equivoco. Si lascia l’auto a Fonte Cerreto, ma il cammino vero e proprio comincia in alto, dopo il trasferimento in funivia. Al termine della quinta tappa si torna proprio a Fonte Cerreto, vicino al parcheggio e alla stazione della funivia.
Non lo considererei un pellegrinaggio religioso in senso stretto, anche se la credenziale e il ritmo lento gli danno una dimensione simile. È soprattutto un trekking culturale e naturalistico, dove borghi, antiche vie pastorali, chiese e panorami hanno lo stesso peso delle ore di cammino.
| Tappa | Percorso | Distanza indicativa | Tempo | Difficoltà |
|---|---|---|---|---|
| 1 | Campo Imperatore - Castel del Monte | 22 km | Circa 7 ore | E, escursionistica |
| 2 | Castel del Monte - Rocca Calascio | 9 km | Circa 3 ore e 10 | T, turistica |
| 3 | Rocca Calascio - Santo Stefano di Sessanio | 5 km | Circa 1 ora e 40 | T, turistica |
| 4 | Santo Stefano di Sessanio - Barisciano | 7,6 km | Circa 3 ore e 30 | E, escursionistica |
| 5 | Barisciano - Fonte Cerreto | 16,4 km | Circa 5-6 ore | E, escursionistica |
Le cifre possono cambiare leggermente in base alla variante scelta e alla traccia GPS utilizzata. Per questo io considero più utile ragionare su 61 km complessivi e sui dislivelli della singola giornata, invece di inseguire il decimale.
Dalla grande piana alla Rocca di Calascio
Campo Imperatore e Castel del Monte
La prima tappa è quella da affrontare con più rispetto. È lunga, molto esposta e parte in quota, ma non presenta passaggi tecnici particolarmente difficili. Il percorso attraversa il Lago Pietranzoni, i ruderi della chiesa di Sant’Egidio e il Canyon dello Scoppaturo, prima di scendere verso Castel del Monte.
Il dislivello è particolare, perché combina circa 358 metri di salita e oltre 1.100 metri di discesa. La discesa continua può affaticare ginocchia e piedi più di quanto suggerisca il dato chilometrico. Io partirei presto, con almeno 2 litri d’acqua e un pranzo già nello zaino.
Castel del Monte e Rocca Calascio
La seconda giornata è più breve e lascia spazio alla visita dei borghi. Da Castel del Monte si attraversano campi coltivati a grani antichi e si raggiunge Calascio, con possibilità di rifornimento dopo circa 7 km. Una variante può portare verso i resti dell’insediamento italico di Colle della Battaglia.
La meta è la Rocca di Calascio, a 1.464 metri, insieme alla vicina chiesa di Santa Maria della Pietà. Il momento migliore, secondo me, è il tardo pomeriggio, quando la luce rende più leggibile il rapporto tra la fortificazione, l’altopiano e il massiccio del Gran Sasso.
Rocca Calascio e Santo Stefano di Sessanio
Con soli 5 km, la terza tappa è la più accessibile. Il sentiero procede a mezza costa tra terrazzamenti storici e panorami aperti, fino a Santo Stefano di Sessanio, uno dei borghi più suggestivi dell’area.
È una tappa breve, ma non la trasformerei in una semplice passeggiata di trasferimento. Rocca Calascio e Santo Stefano meritano tempo per essere visitati, fotografati e vissuti senza la fretta di arrivare subito alla struttura ricettiva.
Dai borghi dell’altopiano al ritorno a Fonte Cerreto
Santo Stefano di Sessanio e Barisciano
La quarta tappa scende prevalentemente verso Barisciano, ma contiene anche una salita iniziale e una possibile variante più lunga. Il percorso attraversa la Piana delle Locce, dove i ricoveri scavati nella roccia raccontano l’antica economia pastorale dell’altopiano.
La traccia base misura circa 7,6 km, mentre la variante arriva a circa 11 km e passa in una zona più boscosa sotto Monte Selva. Sceglierei la versione lunga solo con tempo stabile e gambe ancora fresche, perché il vantaggio panoramico non compensa una giornata gestita male.
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Barisciano e Fonte Cerreto
L’ultima tappa chiude l’anello e cambia nuovamente ambiente. Da Barisciano si sale verso l’ex convento di San Colombo, il fontanile di Vedice, il Tempietto di Sant’Eusanio e il Piano di Fugno, dove può formarsi il piccolo Lago di Filetto.
Dopo il Rifugio Montecristo si affronta la parte più delicata, una discesa di circa 4 km verso Fonte Cerreto. Con terreno bagnato può diventare scivolosa, quindi qui i bastoncini non sono un accessorio superfluo. Il tratto tra il terzo e il nono chilometro può inoltre avere copertura telefonica assente.
Come arrivare, dormire e distribuire le giornate
Il punto logistico più comodo è Fonte Cerreto, dove si trova il Piazzale Simoncelli, generalmente utilizzato come parcheggio gratuito. In auto si arriva dall’autostrada A24 con uscita ad Assergi. Chi viaggia con i mezzi può raggiungere L’Aquila e proseguire verso Assergi e Fonte Cerreto con il trasporto locale, controllando gli orari prima della partenza.
La funivia porta al piazzale di Campo Imperatore, ma può essere chiusa per manutenzione o per motivi operativi. Se non è attiva, non improvviserei la salita a piedi: il percorso alternativo concentra circa 1.000 metri di dislivello positivo in soli 3 km. È una salita seria, non un semplice raccordo logistico.
La distribuzione classica prevede quattro pernottamenti nei borghi di Castel del Monte, Rocca Calascio, Santo Stefano di Sessanio e Barisciano. Le strutture sono limitate e i posti letto nei piccoli centri finiscono rapidamente, soprattutto nei fine settimana e nei periodi più richiesti.
La credenziale ufficiale costa 5 euro e può essere timbrata lungo il tracciato. Chi viaggia leggero può anche valutare il trasferimento bagagli, mentre chi sceglie la tenda deve verificare prima le regole del Parco e l’eventuale autorizzazione necessaria. Non farei affidamento sul campeggio libero organizzato all’ultimo momento.
Mappe, GPX e attrezzatura che fanno davvero la differenza
La segnaletica dedicata è affiancata da quella CAI, ma in montagna un cartello può essere danneggiato dal maltempo, dal bestiame o semplicemente non essere visibile dal punto in cui ci si trova. La combinazione migliore è mappa interattiva, traccia GPX scaricata offline e carta escursionistica.
Scaricherei la traccia prima di arrivare, caricandola sul telefono e, se disponibile, su un dispositivo GPS. La rete non è garantita lungo tutto il percorso, soprattutto nella prima e nella quinta tappa. Portare una batteria esterna da almeno 10.000 mAh è una scelta semplice che evita problemi inutili.
- Scarponcini o scarpe da trekking con suola scolpita.
- Guscio impermeabile e antivento, anche in estate.
- Strati leggeri, perché tra 1.000 e 2.100 metri la temperatura cambia rapidamente.
- Cappello, occhiali e crema solare ad alta protezione.
- Almeno 1,5 litri d’acqua, fino a 2 litri per la prima tappa e nei giorni caldi.
- Pranzo al sacco, snack energetici e telo termico.
Le fonti non sono tutte attive in ogni stagione. I punti più utili sono Fonte Assergi nella prima tappa, Calascio nella seconda, Vedice e il Rifugio Montecristo nella quinta. Io riempirei le borracce nei centri abitati e considererei i fontanili solo come rifornimenti aggiuntivi, non come unica garanzia.
Quando partire e quali rischi considerare
Il periodo più equilibrato va da maggio a metà luglio e da inizio settembre a inizio novembre. In piena estate il sole può essere molto forte sugli altopiani, mentre in primavera e autunno bisogna mettere in conto vento, pioggia e bruschi cali di temperatura.
In inverno l’itinerario completo può essere impraticabile per la neve a Campo Imperatore. Anche una giornata estiva apparentemente tranquilla può cambiare rapidamente: prima di ogni tappa controllerei il bollettino meteo e rinuncerei senza esitazione in caso di temporali, vento forte o visibilità ridotta.
Il percorso attraversa pascoli e zone dove si incontra fauna selvatica. Non bisogna avvicinare mandrie o greggi e, in presenza di cani da guardiania, conviene aggirare gli animali mantenendo la distanza. Con il cane, il guinzaglio è obbligatorio e la disponibilità delle strutture va concordata prima.
Le tappe due e tre possono essere unite in circa 14 km e 6 ore, oppure si possono accorpare la terza e la quarta per circa 13 km e 5 ore e 40. Sono soluzioni sensate solo per chi ha già esperienza, perché riducono i giorni ma aumentano la fatica concentrata.
Il modo migliore per vivere il Gran Sasso senza correre
La mia scelta sarebbe il programma completo in cinque giorni, lasciando alla prima tappa il tempo necessario e usando la terza per visitare con calma Rocca Calascio e Santo Stefano di Sessanio. Il valore di questo itinerario non sta soltanto nei chilometri, ma nel passaggio continuo tra altopiani, storia pastorale, architettura e montagne.
Con una mappa offline, prenotazioni confermate, acqua sufficiente e un controllo serio del meteo, il cammino diventa accessibile anche a chi affronta per la prima volta un trekking di più giorni. La regola più utile resta semplice: rispettare i tempi della montagna, perché il Gran Sasso premia chi osserva e penalizza chi tratta l’altitudine come un dettaglio.